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Questa è una storia molto lunga, ma vediamo di cominciare dall'inizio.
Domenica 26 febbraio mentre finivo di verniciare la cameretta, a Francesca si sono rotte le acque. Una corsa al policlinico di Modena dove è stata subito portata in sala travaglio. Qui, purtroppo, quattro induzioni al parto non sono bastate a produrle le doglie e martedì 28 alle 12.04, con un cesareo, è nata questa creatura, subito l'amore di mamma e papà.
Per la profilassi, dopo un parto naturale o un cesareo servono tre giorni prima che mamma e bimbo siano dimessi, cosa che a noi non veniva concessa perché a Francesca nel frattempo era salita la febbre, quindi siamo stati costretti a rimanere in ospedale per tutta la settimana.
Sin dai primi giorni ci eravamo resi conto che Riccardo respirava male. L’abbiamo subito fatto presente, ma i medici asserivano che per loro era normale, perché si doveva “assestare” e che il problema era dell’ittero alto e quindi, appena usciti dall'ospedale, ci fissarono una visita di controllo per il martedì della settimana successiva.
A casa, però, sentivo che il bimbo faceva sempre fatica a respirare e si nutriva a stento, quindi chiesi a Francesca di farlo presente alla visita di controllo.
Nonostante l’ittero fosse migliorato, il bambino non aveva messo su peso. Io mi son detto “Ma in 2 giorni deve prendere 20 chili? Eddai, in due giorni che peso vuoi che prenda!”. Intanto i medici asserivano che, secondo loro, i problemi di respirazione erano legati al pianto del bimbo che affaticavano il cuore; quindi fissavano una seconda visita quello stesso il venerdì.
Ma i problemi di respirazione di Riccardo aumentavano! Il venerdì, Francesca, che doveva farsi togliere i punti del cesareo, va con Riccardo e la nonna in ospedale. Verso le 14, uscita dall’ambulatorio e recatasi nella nursery dell’ospedale dove già alle 11 aveva lasciato bimbo e la nonna, si rende conto che Riccardo non è più lì…
E da qui inizia la storia. Pensate, qualcuno si era “svegliato” e si era accorto che dopo una settimana il soffio del cuore del bambino era molto alto, quindi l’avevano prelevato e inviato a fare un “ecocardio” senza dire nulla a nessuna, madre e nonna comprese!
Francesca corre in corsia al settimo piano e lì finalmente qualcuno si degna di dirle come stanno effettivamente le cose: Riki ha una gravissima patologia, probabilmente la TETRALOGIA DI FALLOT, ossia una malformazione al cuore dalla nascita.
Nel frattempo Massimiliano giunge un ospedale e io (che avevo ricevuto una telefonata che mi invitata a correre il Policlinico perché avevano trovato “qualcosa di grave” al piccolino e mi avvisava che lo avrebbero portato immediatamente al Sant’Orsola di Bologna) mi avvio direttamente a Bologna.
Aggiungo che Francesca e Max hanno atteso l’ambulanza che lo trasportasse a Sant’Orsola per ben 2 ore e mezza (dalle 14.30 alle 17) e qui arriva il bello, perché questa si ferma sul viale ghiaiato e quella manica di st....i, invece di alzare l'incubatrice dove dentro c'era Riki, lo hanno fatto saltellare come se fosse uno zimbello in mezzo alla ghiaia. Alché Max non c’ha più visto e glie ne ha cantate quattro!
Altre chicca, il fatto che Francesca sia stata lasciata senza punti di sutura e Max, mentre faceva i 150 all’ora per star dietro l'ambulanza, doveva tenerle anche ferma la pancia, dalla quale si scorgeva la carne viva!
Alle 18 l'ambulanza con dietro Max e Francesca arriva al Sant’Orsola e Riki viene ricoverato. Non vi dico lo stato e la nostra condizione psicologica, letteralmente a pezzi. Solo alle 20 un medico ci fa accomodare in una stanza e ci dice che la situazione di Riccardo è molto critica. La diagnosi era appunto la tetralogia di fallot, forse la più grave, in quanto la vena del polmone sinistro era strozzata e si era creata una altra vena più grossa che nasceva dal cuore e andava al polmone destro. In più vi era un’apertura tra i quattro ventricoli.
Quella vena, che lo aveva tenuto in vita, gli aveva nello stesso tempo causato danni al polmone sinistro, che stava collassando a causa del lavoro extra che era chiamato a fare il polmone destro.
Riki doveva essere operato. Diversamente, la prognosi sarebbe stata spietata: non più di 4 mesi di vita…
Il giorno seguente, dopo aver fatto le analisi di routine per confermare la diagnosi, ci dissero che Riccardo sarebbe stato operato poiché la situazione polmonare era critica. Porca miseria! Un’operazione di 7 ore che, con quelle del martedì, sarebbero state 9 ore di anestesia! La tensione era alle stelle. Ci dissero che di operazioni cosi ne avevano già fatte, ma che i rischi c'erano eccome.
il mercoledì dell'operazione è stato il giorno più brutto e angosciante della nostra vita.
Riki entrò in sala operatoria alle 8 e ne uscì alle 17. Sinceramente, una giornata cosi non la auguro neppure al mio peggior nemico!
Ci dissero che l'operazione era andata benissimo e che si dovevano attendere le successive vitali 24 ore, poiché il suo corpicino doveva abituarsi al “nuovo motore”. Ci dissero pure di aver tribolato due ore prima di riuscire ad allacciarlo alle macchine…
Non potete capire il terrore che abbiamo provato in quei giorni ogni qualvolta i nostri cellulari squillavano. Mentre vi sto scrivendo, sono quattro giorni che non riusciamo a chiudere occhio.
Erano passate 24, poi 72 ore, ma il bimbo non ne voleva sapere di staccarsi dalle macchine e due tentativi erano falliti. Come ci spiegarono, il compito della macchina è quello di tenere ossigenato il sangue in uscita dai polmoni, poiché i polmoni proprio non ne volevano sapere di dare segni di vita. Ciò sino a ieri, che era martedì, quando finalmente il nostro piccolo cucciolo è riuscito a “partire da solo”!
Oggi lo hanno trasferito in portato in terapia semintensiva e siamo qui a sperare che a fine settimana, o all’inizio della prossima lo mettano in degenza, così da poter stare tutto il giorno con lui e recuperare il tempo perduto.
SAPPIATE CHE RICCARDO E' UN LEONE, HA LOTTATO 2 SETTIMANE DA SOLO CONTRO L'IMPOSSIBILITA' DI TUTTI.... CE L'HA QUASI FATTA! VORREI CHE CIO’ SERVISSE A TUTTI QUELLI CHE SOFFRONO QUESTA PATOLOGIA, HO HANNO UN LORO CARO CHE NE SOFFRE, A CREDERE CHE PER FORTUNA CI SONO ANCORA ANGELI CHE PENSANO A LORO, FORSE LA PIU' BELLA COSA DI ST’ITALIA DI M.....A.
RINGRAZIO DI TUTTO CUORE IL SANT’ORSOLA DI BOLOGNA E IL PRIMARIO GARGIULO CHE HA E STA CERCANDO DI DARE UNA SECONDA VITA A NOSTRO FIGLIO,
A Bologna ci sono persone capaci di veri e propri miracoli.
Siamo andati vicini vicini al trovarcelo morto nel suo lettino e credo che ciò potrebbe essere proprio frutto delle negligenze del Policlinico e di tutti gli errori di valutazione che sono stati commessi.
Dovete sapere che alla morfologica “qualcuno si è dimenticato” di controllare la presenza delle quattro camere del cuore. Dicono per “problema di adipe” di mia moglie, ma dicendoci comunque che “era tutto ok” (e non voglio fare nomi).
Pensate che per tutelare il nostro primo figlio siamo stati da una ginecologa privata e dopo ben 8 mesi si è accorta che Francesca aveva problemi di pressione, pressione che già era alta dal secondo mese di gravidanza e ciò era ben visibile dal gonfiore di piedi e gambe! Già, perché un giorno, quella ginecologa, le chiese “Come mai hai i piedi cosi gonfi?” Chiaramente mia moglie rispose “Mi pigli per il culo? E' da inizio gravidanza che son gonfi!” e la dottoressa “Scusami, ma mi sono appena separata e avevo altri problemi...”. Lascio a voi ogni commento.
Oggi, quella dottoressa, dopo aver saputo cosa è accaduto, evita anche il nostro sguardo, e, secondo me, si sta pure “cagando addosso”!
Ma ora bisogna che mettiamo da parte la rabbia, che la controlliamo. Dobbiamo lasciare spazio alle belle notizie, che pur se forniteci con il contagocce, devono farci andare avanti giorno dopo giorno.
Una volta che tutto si sarà sistemato, molte persone dovranno dare delle spiegazioni.
Perché più nessuno debba vivere un’esperienza come la nostra.

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